Segnalazione AGCM

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Air Ninja Staff ha scritto 3 anni fa

ANBBA e' stata informata che AGCM - Autorita' Garante della
Concorrenza del Mercato - Ha inoltrato presso il TAR del Lazio,
RICORSO contro il Nuovo Regolamento della Regione sulla disciplina
delle attivita' Extra-Alberghiere
Si allega un articolo pubblicato sul sito ufficiale di AGCM sulle osservazioni relative alla
criticita' del regolamento stesso
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SEGNALAZIONE AGCM: NUOVA DISCIPLINA NEL LAZIO DELLE STRUTTURE RICETTIVE
EXTRA ALBERGHIERE
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha pubblicato, il 28 dicembre
2015, il parere rivolto al Presidente della Regione Lazio, in relazione al contenuto del
Regolamento Regione Lazio 7 agosto 2015, n. 8, recante “Nuova disciplina delle strutture
ricettive extralberghiere”, pubblicato nel BURL del 10.09.15, n. 73 e ogni altro atto
presupposto e conseguente (AS1239).
Il parere è stato formulato ai sensi dell’art. 21 bis L. n. 287/90, in merito alla conformità
del contenuto di tale Regolamento con i principi concorrenziali.
Il Regolamento n. 8/2015 introduce dei periodi di chiusura delle strutture extralberghiere,
consentendo ai Comuni di stabilire specifici periodi di chiusura “limitatamente alle
strutture che svolgono attività ricreativa in forma non imprenditoriale”.
Nel regolamento e nei suoi 8 allegati si trova una precisa definizione delle tipologie, delle
caratteristiche e dei requisiti minimi e funzionali obbligatori dei servizi delle strutture
extralberghiere (guest house o affittacamere, ostelli per la gioventù, hostel od ostelli, case
e appartamenti per vacanze, case per ferie, bed & breakfast, country house o residenze di
campagna). Per ciascuna categoria vengono definiti i requisiti minimi obbligatori di
servizio, struttura ed impianti, resi più stringenti rispetto a quanto richiesto dalla
previgente disciplina. Inoltre, vengono rigidamente elencate le caratteristiche che
distinguono tra gli enti gestiti in forma imprenditoriale e quelli gestiti in forma non
imprenditoriale.
L’AGCM ha riscontrato diversi profili di criticità in queste previsioni, legati all’introduzione o
all’inasprimento di requisiti che possono tradursi in una ingiustificata limitazione
dell’accesso o dell’esercizio dell’attività extralberghiera.
in primo luogo, quanto ai vincoli all’operatività delle attività ricettive extralberghiere
gestite in forma non imprenditoriale, la normativa in oggetto estende il periodo
obbligatorio di chiusura dei B&B da 60/30 giorni a 120/90 giorni, ed imponendo anche alle
Case vacanze un periodo obbligatorio di chiusura di 100 giorni, oltre ai periodi di chiusura
che possono essere imposti dai Comuni.
L’Autorità ritiene che la previsione regolamentare di un periodo di inattività, peraltro
particolarmente esteso, comporti un’ingiustificata restrizione dell’offerta di strutture
ricettive, a danno delle dinamiche concorrenziali nel settore e dei consumatori. Inoltre, le
rigide definizioni introdotte nel Regolamento non tengono conto del fatto che la distinzione
tra gestione in forma imprenditoriale e non imprenditoriale può poggiare anche su
parametri ulteriori e diversi; hanno quindi un impatto negativo sul principio di autonoma
definizione dell’attività economica svolta, senza apparire né proporzionate né giustificate.
Tra gli altri aspetti sottolineati dall’Autorità, inoltre, emerge che il Regolamento consente
ai Comuni di imporre periodi di chiusura in caso di “minor afflusso turistico” ponendo così
un ulteriore restrizione alla concorrenza, perché limita l’autonoma definizione di offerta da
parte delle strutture e subordina il potere dei Comuni alla valutazione da parte degli stessi
di fabbisogni economici e criteri (minor afflusso turistico, ecc.) di natura e durata
indeterminate. Inoltre, tale previsione grava solo sulle strutture minori, ed è idonea a
produrre effetti discriminatori sul mercato.
In definitiva, l’AGCM ritiene che con il Regolamento n. 8/2015 la Regione Lazione abbia
introdotto criteri contrari all’art. 10 del D. Lgs. N. 59/2010, che recepisce nell’ordinamento
nazionale la c.d. Direttiva servizi (2006/123/CE), in particolare laddove quest’ultimo vieta,
quale requisito per l’esercizio dell’attività, la “verifica di natura economica che subordina il
rilascio del titolo autorizzatorio alla prova dell’esistenza di un bisogno economico o di una
domanda di mercato, o alla valutazione degli effetti economici potenziali o effettivi
dell’attività o alla valutazione dell’adeguatezza dell’attività rispetto agli obiettivi di
programmazione economica stabiliti”.
Del resto, anche gli interventi di liberalizzazione degli ultimi anni sono sempre stati
adottati al fine di garantire una piena autonomia agli operatori economici, quando non
sussistano esigenza di interesse generale da tutelare. In particolare, il D.L. n. 201/2011
(c.d. Decreto Salva Italia) ribadisce il principio di libertà di accesso e di esercizio delle
attività economiche libere e ha abrogato i divieti posti da norme (statali) vigenti a
esercitare una attività economica “al di fuori di una certa area geografica e l’abilitazione a
esercitarla solo all’interno di una determinata area”, nonché la previsione di vincoli
organizzativi e/o dimensionali. Il comma 7 impone alle Regioni di adeguare “la legislazione
di loro competenza ai principi e
alle regole” di liberalizzazione sopra visti: è dunque evidente che il legislatore regionale,
sul quale grava un preciso obbligo di adeguamento della “legislazione di propria
competenza”, non può introdurre limitazioni analoghe a quelle abrogate ope legis.
In secondo luogo, il Regolamento in esame impone anche dei vincoli dimensionali per le
strutture, che si sostanziano in limiti all’accesso all’attività extralberghiera. Si tratta, ad
esempio, di vincoli di metratura delle zone giorno delle case vacanza, che sono stati resi
molto più restrittivi rispetto alla previgente normativa.
Questa previsione, peraltro, penalizza gli operatori già esistenti che non possono
adeguarsi, per ragioni economiche o strutturali, alle nuove prescrizioni dimensionali e
devono cessare l’attività, come imposto dal Regolamento (mentre le altre normative
regionali fanno sempre salva l’operatività delle strutture già autorizzate ed operanti).
Infine, l’Autorità ha notato che il successivo Regolamento Regionale n. 13/2015 ha
rinviato l’entrata in vigore del Regolamento n. 8/2015 al 1° gennaio 2017, almeno
limitatamente ai periodi di chiusura per le Case vacanza ed i B&B gestiti in forma non
imprenditoriale e già esistenti ed operanti. L’Autorità ha evidenziato tuttavia che ciò non
risolve le criticità rilevate, poiché non fa che ritardare l’entrata in vigore della nuova
disciplina e fa salva la validità delle altre previsioni restrittive della concorrenza.
L’AGCM ha concluso quindi richiedendo alla Regione Lazio di comunicare, entro il termine
di 60 giorni dalla ricezione del parere, le iniziative adottate per rimuovere la violazione
della concorrenza esposta, con l’avvertimento che, qualora tali iniziative non dovessero
risultare conformi ai principi concorrenziali, l’Autorità potrà presentare ricorso entro i
successivi 30 giorni.
Poiché la Regione Lazio, a seguito del ricevimento del parere, ha informato l’Autorità di
ritenere legittimo il proprio operato, anche perché ritiene che le strutture gestite in forma
non imprenditoriale non costituiscano imprese turistiche e non siano quindi soggetti di
mercato sottoposti ai principi concorrenziali, l’AGCM ha disposto di impugnare il
Regolamento in esame dinnanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio.
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