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Torniamo di nuovo sulla tassa Airbnb.

Fino ad oggi Airbnb si è sempre mostrata disponibile nei confronti dei legislatori italiani, impegnati negli ultimi mesi nel difficile conto di regolarizzare il settore degli affitti brevi di cui il colosso americano è il campione incontrastato.

Il nocciolo della questione, ovviamente, il pagamento delle tasse da parte degli host registrati sul portale di Airbnb.

Tuttavia la soluzione trovata, con la cosiddetta "Tassa Airbnb" inserita nella manovra di primavera (la cosiddetta "manovrina", articolo 4 del Dl 50/2017) non ha soddisfatto la società americana, così come chiarito da Matteo Stifanelli, Country Manager di Airbnb Italia: "Vogliamo pagare le tasse e semplificare le operazioni al fisco italiano, ma non possiamo operare come sostituti d'imposta. Se la legge rimane questa siamo pronti a fare ricorso e ad aprire un contenzioso con lo Stato per tutelare i diritti dei nostri host".

Ma vediamo nel dettaglio quale è il problema.

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Tassa Airbnb: al via dal primo giugno

A partire dal primo giugno entrerà in vigore un'imposta speciale, ormai chiamata da tutti "tassa Airbnb", che prevede il pagamento della cedolare secca al 21% per tutti gli affitti brevi, ovvero inferiori ai 30 giorni.

Al fine di estendere questa tassa anche al caso dei portali come Airbnb o Booking, la legge prevede che la tassa Airbnb sia applicata a tutti i contratti stipulati da persone fisiche sia direttamente che tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche online.

La nuova imposta andrà a sostituire sia l'Irpef che l'imposta di registro che chi affitta è chiamato a pagare a fine anno con la dichiarazione dei redditi.

Lo scopo è quello di combattere l'evasione fiscale in un settore che genera un giro d'affari di 30 miliardi di euro, cui vanno sommati almeno 3 miliardi di 'nero'.

La sanzione prevista per gli host che non si adegueranno supera i 2000 euro, ma non solo.

Cedolare secca per Airbnb

Vista così sembra tutto normale. La nuova legge in pratica estende la cedolare secca anche agli affitti brevi.

In realtà non è proprio così.

Anche prima dell'introduzione della "tassa Airbnb", infatti, chi affitta un immobile anche per pochi giorni era tenuto a dichiarare il canone percepito e a pagare le tasse, scegliendo tra la cedolare secca al 21% e il regime classico dell’Irpef al 23%.

La vera differenza la spiega sempre Stifanelli all'AGI: "Il vero cambio di paradigma è la richiesta ai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line, di trasmettere i dati relativi ai contratti conclusi e a operare in qualità di sostituti d’imposta".

Un caso unico nel mondo, secondo Airbnb.

Anche per gli intermediari, quindi, sarà prevista una possibile sanzione. Dovendo operare da sostituti d'imposta, saranno obbligati a trattenere la tassa dal guadagno degli host e versarla allo stato. In caso contrario la sanzione sarà pari al 20% dell'ammontare non trattenuto a titolo di ritenuta.

Tassa Airbnb: i punti deboli

Secondo Airbnb la nuova imposta violerebbe in diversi punti la normativa europea, soprattutto in termini di privacy e di territorialità.

Da un lato, infatti, Airbnb, per operare come sostituito d'imposta, sarebbe costretta ad avere la residenza fiscale in Italia (al momento opera dall'Irlanda). Questo violerebbe la libertà di stabilimento che l'Unione Europea garantisce alle piattaforme digitali.

Dall'altro c'è il problema della privacy. Secondo la nuova legge, infatti, i portali online dovrebbero trasmettere al Fisco i dati degli host.

Airbnb quindi dovrebbe riorganizzare la piattaforma per chiedere a tutti gli host i dati richiesti dal Fisco (ancora non esplicitati dalla normativa) e in più assicurarsi di non violare la privacy degli utenti comunicando informazioni sensibili.

Ma non è finita qui.

"La manovra riguarda le locazioni brevi, le case vacanza e i bed and breakfast. Questi ultimi, anch'essi presenti su Airbnb, non sono soggetti a cedolare secca. Questo vorrebbe dire che dovremmo chiedere agli host come si regoleranno a fine anno con il loro commercialista. In che modo pagheranno le tasse. E non è raro che chi vuole affittare casa, provi a inserire un annuncio sulla nostra piattaforma solo per vedere come va, senza avere ancora un'idea precisa di come gestire l'attività sotto il profilo fiscale fino all'arrivo dei primi ospiti", spiega Stifanelli, che propone "almeno di uniformare tutte le attività e consentire la cedolare secca anche ai B&B.

Tassa Airbnb: gli emendamenti

I problemi sono anche legati agli emendamenti presentati negli utlimi giorni che mirano ad imporre agli host una serie di obblighi simili a quelli previsti per gli alberghi.

Sempre secondo Stifanelli questi emendamenti sono "proposte inaccettabili per gli host che condividono casa, come quella di chiedergli di dotarsi di porte tagliafuoco o di trasformarsi in albergatori perché forniscono a un ospite le lenzuola pulite" o anche "tentativi di introdurre oneri ingiusti che nulla hanno a che fare con un miglioramento del rapporto tra cittadino e fiscalità ma puntano, chiaramente, a limitare il diritto di condividere la propria casa".

Tassa Airbnb: la proposta del colosso americano

Ma cosa propone quindi Airbnb?

La società americana, ovviamente, non si è mai opposta del tutto alla tassa, ma vorrebbe evitare di trasformarsi in un esattore figurando come sostituto d'imposta.

La proposta di Airbnb è di fare quanto viene già fatto per città come Parigi dove Airbnb versa la tassa di soggiorno al comune al posto dell'host.

Conclude Stifanelli: "Se nulla cambierà, il rischio è che host e turisti andranno via da una piattaforma in cui la maggior parte dei pagamenti avviene attraverso transazioni online, con carta di credito, favorendo altri sistemi di pagamento in contanti e una maggiore probabilità di sconfinare nel nero".


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