Airbnb sfida il governo e la nuova tassa sugli affitti brevi

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Come sappiamo il prossimo lunedì 17 luglio c'è la prima scadenza per il versamento della cedolare secca sugli affitti brevi a partire dal 1° giugno. Trovi qui tutti i dettagli.

Secondo la nuova legge, Airbnb e tutti gli altri portali di intermediazione dovranno operare da agenti fiscali e trattenere l'importo della tassa dai compensi degli host per poi girarlo all'Erario.

Ma a quanto pare Airbnb non ha intenzione di adeguarsi.

Nonostante il ministero dell'Economia avesse già iscritto a bilancio 81,3 milioni di euro di nuove entrate per il 2017, il nuovo provvedimento inserito in tutta fretta nella manovra correttiva di primavera rischia di fare un fiasco clamoroso.

Airbnb, attraverso il country manager per l'Italia, si era più volte dichiarata disponibile a individuare una soluzione insieme al governo italiano per regolarizzare la posizione dei suoi host. Tuttavia aveva criticato duramente la bozza di legge presentata. Ne avevo già parlato qui.

L'unica cosa certa quindi è che al momento regna la confusione più totale. Da un lato l'associazione nazionale di categoria dei professionisti delle locazioni bravi e della ricettività extra-alberghiera dichiara che i propri associati sono pronti a versare il dovuto al fisco secondo le nuove norme. Dall'altro i colossi del web, guidati appunto da Airbnb, al momento non hanno intenzione di rispettare il mandato dell'Agenzia delle Entrate.

Per il governo il colpo sarà particolarmente duro. Anche perché, al di là del danno erariale, aveva pubblicizzato molto il tentativo di trovare un accordo con i giganti del web. Per riuscire ad arrivare a questo traguardo aveva anche abbandonato l'idea di chiedere loro di operare da sostituti d'imposta, che avrebbe comportato l'obbligo di pagare le tasse sui profitti fatti in Italia.

Come sempre in questi casi a risentire di questo braccio di ferro saranno gli host. Non avendo ricevuto alcuna indicazione dai portali online su come comportarsi, dovranno organizzarsi autonomamente per versare ogni mese il dovuto o rischiare di ricevere un accertamento fiscale.

La partita è ancora aperta ed è una partita non da poco. Solo nel 2016 infatti gli utenti di Airbnb hanno incassato 621 milioni di euro che con la cedolare secca avrebbero portato allo Stato poco più di 130 milioni di euro.